
Il progetto di AIS Toscana e AIS Italia introduce la formazione da sommelier professionista nella Casa Circondariale Santo Spirito di Siena, trasformando il tempo della pena in un’opportunità di crescita professionale e personale.
C’è un momento in cui il vino smette di essere semplicemente un prodotto e diventa cultura, conoscenza e relazione. Talvolta diventa persino uno strumento di rinascita.
Da questa consapevolezza nasce “Vite Libera”, l’iniziativa promossa da AIS Toscana e AIS Italia all’interno della Casa Circondariale Santo Spirito di Siena. Un percorso formativo che ha consentito ai detenuti di conseguire il diploma AIS, offrendo competenze professionali concrete e nuove prospettive per il futuro.
A raccontarne le origini è Marcello Vagini, delegato AIS Siena e coordinatore dell’iniziativa.
«Tutto è nato quasi per caso, da un confronto con il direttore del Santo Spirito, Graziano Pujia, e il comandante della Guardia di Finanza, il colonnello Pietro Sorbello. Nel giro di poco tempo l’idea ha coinvolto AIS Toscana, grazie all’intervento del presidente Cristiano Cini, e successivamente AIS Italia con il presidente Sandro Camilli. Un percorso interamente solidale, reso possibile dalla disponibilità di docenti, relatori e assistenti che hanno scelto di partecipare gratuitamente, mettendo a disposizione competenze ed esperienza».
Fondamentale è stato il ruolo del direttore della Casa Circondariale, Graziano Pujia, che da tempo immaginava un’esperienza formativa di questo tipo.
«Questo progetto nasce da un’idea che coltivavo da anni e che ha trovato il giusto approccio quando, arrivato a Siena, ho conosciuto Marcello Vagini. Insieme abbiamo costruito una proposta concreta che abbiamo sottoposto all’Amministrazione Penitenziaria Centrale, ottenendo il via libera grazie a una speciale deroga».
Per Pujia, il valore dell’iniziativa va oltre l’esperienza attuale.
«L’obiettivo è istituzionalizzare questo percorso all’interno della Casa Circondariale di Siena e farne un modello replicabile in altre strutture penitenziarie. Il territorio senese, con la sua forte vocazione vitivinicola, si presta naturalmente a questo tipo di formazione, ma auspichiamo che possa diventare una buona pratica da esportare anche altrove».
L’iniziativa si inserisce pienamente nella missione educativa e sociale che l’Associazione Italiana Sommelier porta avanti da sessant’anni.
«Abbiamo cercato di trasformare il tempo della pena in un tempo di studio qualificante», spiega il presidente AIS Italia, Sandro Camilli. «Troppo spesso la pena viene percepita come un tempo di attesa inerte; abbiamo voluto darle un significato diverso, costruendo competenze, autonomia e nuove prospettive professionali».
Camilli sottolinea inoltre come il percorso non abbia previsto alcuna semplificazione rispetto alla formazione ordinaria AIS.
«Il corso richiede costanza, dedizione e impegno. I ragazzi hanno affrontato lo stesso iter previsto per tutti i nostri corsisti e riceveranno un diploma da sommelier identico a quello che rilasciamo in tutta Italia».
Dietro programmi, lezioni ed esami emerge però soprattutto una dimensione profondamente umana.
«È stata una delle esperienze più intense che abbia mai vissuto», racconta Vagini. «Si entra in un contesto particolare, ma dopo poche lezioni si è creata una bellissima intesa con i corsisti. Sapevo di essere per loro un punto di riferimento e questo mi ha fatto sentire ancora più responsabile. È stato emozionante vedere la loro crescita settimana dopo settimana. Hanno dimostrato una dedizione straordinaria».
Per consentire ai corsisti di vivere un’esperienza autentica, il percorso ha richiesto anche alcune scelte organizzative non scontate. Determinante è stata la disponibilità della direzione del carcere, che ha autorizzato, nel rispetto di tutte le procedure di sicurezza, l’utilizzo dei bicchieri di vetro durante le degustazioni didattiche: un segnale concreto di fiducia, responsabilità e rispetto reciproco.
L’esperienza guarda anche al mercato del lavoro. In un settore della ristorazione e dell’accoglienza che fatica sempre più a reperire personale qualificato, la figura del sommelier rappresenta una professionalità particolarmente richiesta. “Vite Libera” punta quindi a creare competenze immediatamente spendibili, favorendo percorsi concreti di inserimento lavorativo.
L’esame finale non rappresenta un punto di arrivo ma l’inizio di una nuova fase. AIS e Casa Circondariale stanno già lavorando per creare collegamenti con aziende, consorzi ed enti del territorio, con l’obiettivo di agevolare l’accesso al lavoro dei diplomati e trasformare l’esperienza senese in un modello esportabile a livello nazionale.
Giornalista pubblicista e Direttore responsabile di Wine TV Mag. Laureata in Lettere, con una specializzazione in Storia dell’Arte e un passato nella moda, oggi gestisco piani editoriali e contenuti per i social e, soprattutto, mi occupo di raccontare storie. Tra calici e ritratti d’autore, dipinti e scritti, cerco il punto d’incontro tra cultura, persone e vino. Con un approccio professionale, ma senza prendermi troppo sul serio: anche perché, dopo anni nel mondo del vino, ho capito che le storie migliori non stanno mai tutte in 75 cl di bottiglia.


