
Poco più di 100 ettari, circa trenta cantine, tre vitigni principali e pendenze che superano il 30%. Questi sono i numeri delle Cinque Terre. Qui nasce la cantina Possaitara, triple A che adotta da anni un regime totalmente naturale sia in vigna che in cantina.
Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore sono i cinque paesi che costituiscono le Cinque Terre, quella piccola fascia di costa ligure lunga circa 100 km in linea d’aria. Casette colorate, strade con tornanti che sembrano non finire mai e paesaggi mozzafiato.
All’appuntamento arriva Laura Ricci, Sommelier e responsabile visite e degustazioni per la Cantina Possaitara, e ci dirigiamo subito in vigna. Nel frattempo comincio con le domande.
Per prima cosa le chiedo di raccontarmi la storia della cantina Possa
L’azienda nasce intorno al 2000. Cinque ettari complessivi e una produzione che varia a seconda dell’annata, tra le 15 e le 25 mila bottiglie. Samuele Heydi Bonanini era un conducente di camion al porto La Spezia, ad un certo punto decide di lasciare tutto e di dedicarsi alla terra della sua famiglia da circa dodici generazioni e di farlo ‘a modo suo’. Questa zona si è sempre chiamata Possaitara, che in dialetto ligure significa “la nostra zona della sorgente, del pozzo”, proprio per la sua capacità di essere adatta all’agricoltura. Così Heydi chiama la sua azienda con lo stesso nome del posto. Agricoltura biologica e circolare. Biodiversità. Heydi capisce l’importanza delle api e decide di mettere alveari nel suo vigneto. Ma non c’erano molte piante per loro. Così quando finivano di utilizzare i fiori della vigna volavano lontano per trovare nuovi fiori. Tornavano stanche e producevano meno miele, ma soprattutto meno propoli, usato da noi per la vite per aumentare le sue difese immunitarie. In più succedeva una cosa strana: le api guardiane degli alveari non riconoscendole le uccidevano. Così per aiutare e proteggere quelle impollinatrici si è cominciato a piantare tantissime piante diverse, anche aromatiche, oltre a frutti vari. Ci sono piante che fioriscono in mesi diversi dell’anno per permettere ai vari insetti di cibarsi sempre.
In vigna vedo una serie di oggetti diversi e strani messi qua e là e chiedo a Laura di raccontarmi la loro funzionalità
Dato il crescente numero di turisti che ogni anno vengono a visitare le Cinque Terre, alcune cantine, ormai non più funzionanti, hanno trasformato quegli spazi in piccoli alberghi o B&B. Quindi, tutto ciò che avevano di vecchio o antico invece che buttarlo lo davano ad Heydi e lui ha creato una specie di museo a cielo aperto in vigna. Così, c’è il famoso caratello con cui si faceva lo Sciacchetrà in vero legno di castagno di quasi 100 anni, una macina manuale per schiacciare l’olio e tante damigiane di vetro in fila che originariamente servivano per trasportare vino o olio ora usate per fare luce di notte perché dentro sono state messe delle lampadine solari.
Vedo un cartello su cui è scritta una cosa che non capisco “Fanti Enti Cian” e chiedo che significhi
È una frase che in dialetto ligure significa “Bambini dentro una fascia (una terrazza, un campo)” che, in questo caso, è la vigna. Quando Heydi sposa Barbara decidono di far partire questo progetto cioè inserire poco alla volta i bambini in vigna. Comincia quando il figlio, Jacopo oggi quattordicenne, aveva sei anni e lui e i suoi compagni venivano qui a piantare una barbatella o a curare una pianta prendendosene cura. Questa cosa continua con altri bimbi piccoli e meno piccoli che tornano ogni anno anche durante la vendemmia oppure in cantina. Così Heydi e Barbara cercano di raccontare loro la storia e l’origine della vite e dell’uva in modo che diventino confidenti e non abbiano paura di nulla, neppure di toccare insetti. DI solito le cose che fai da bambino te le ricordi divertenti. Quindi, la speranza è che quando diventeranno grandi vorranno tornare a qui, in vigna o in cantina a continuare il lavoro fatto da piccoli. Per i bambini sono stati dedicati due filari e vicino per dare un tocco di colore e di gioia sono state inserite delle grandi matite colorate e animaletti giocattolo.
Camminando in vigna mi accorgo che alcune pergole toccano quasi terra e chiedo il motivo per questo tipo di allevamento.
La pergola delle Cinque Terre è molto bassa non come difesa dal vento come ci si immagina, ma per il troppo sole. Qui c’è pochissima acqua e questo tipo di allevamento crea ombra alla pianta. Ombra vuol dire umidità. Umidità vuol dire più acqua per la pianta. La pianta beve, produce più frutto. La cosa più complicata era raccogliere l’uva. Per secoli sotto la pergola ci dovevi andare in ginocchio. Era davvero dura! E lo è ancora ma la manteniamo solo per le piante molto vecchie, che producono ancora bene. Anche perché se proviamo a raddrizzarle si spezzano.
Da qualche anno siamo Parco Naturale per cui non è permessa l’irrigazione libera, così si deve usare poca acqua. Allora che si fa? Abbiamo solo una possibilità cioè di inserire un tubo che segue tutte le vigne con piccoli forellini. Questo naturalmente solo per i nuovi impianti che sono a filare perché più agevoli da lavorare. Nel caso di grossa siccità si chiama l’ente Parco e si chiede se si può usare l’irrigazione di sussistenza goccia a goccia. In caso affermativo si usa una piccolissima quantità d’acqua, due volte a settimana, un’ora al giorno.
Quali tipi di uve si trovano a Possaitara?
Noi siamo una terra di bianchi. Le uve principali da disciplinare sono: Bosco, Albarola e Vermentino, che sono quelle con cui produciamo le DOC. Poi ci sono alcuni vitigni autoctoni come la Bruciapaglia e il Frappell, usati al massimo per il 5%.
Ma qui a Possa abbiamo anche alcune uve rosse piantate nei secoli passati e lasciate da Heydi. Queste in genere si trovano nelle parti più alte dei vigneti. Tra queste ci sono la Pollera Nera, il Bonamico, il Canaiolo e il Ciliegiolo. Contaminazioni toscane come anche lo è il fatto di non produrre generalmente vini da monovitigno. In questi ultimi anni alcuni produttori innamorati del Sud del Rodano hanno piantato Syrah e Grenache ma sono solo piccoli esperimenti.
Tornando alle uve bianche, sempre con queste produciamo il famoso Sciacchetrà, un passito. Si raccolgono le uve poco prima della raccolta per il vino secco e si fanno appassire per circa 40 giorni anche se noi siamo soliti lasciarle per un paio di mesi. L’uva più utilizzata è il Bosco perché la buccia è più resistente.
Il cambiamento climatico ha influito sulle Cinque Terre?
Sicuramente sì. Se pensiamo al secolo scorso la vendemmia era in ottobre. Negli ultimi anni vendemmiamo le prime due settimane di settembre e la raccolta dello Sciacchetrà a fine agosto. Quest’anno, particolarmente torrido, sicuramente sarà ancora prima.
In più in questi ultimi anni ci sono anche forti grandinate. Non siamo abituati. Ci dobbiamo attrezzare. Se continua così altrimenti potremmo perdere parte del raccolto.
Raccontami della vendemmia
La vendemmia è sempre una gran festa. Tanti amici e conoscenti vengono a darci una mano, a volte prendendo ferie. Altre volte ce lo chiedono anche turisti che sono venuti a trovarci durante l’anno. Spesso vengono una sola volta e poi non tornano più perché è davvero faticoso. Come vedi le pendenze qui sono davvero notevoli e risulta difficile vendemmiare nonostante ci siano i trenini su monorotaie comprati dall’ente Parco che possiamo usare. In casi dove ci sono due produttori che confinano ci si accorda quando usarlo. Siamo una comunità e ci aiutiamo tra noi. A volte ad aiutarci in vendemmia arriva qualche ristoratore amico. Viene mezza giornata e poi “si vanta” con chi va a mangiare da lui in maniera scherzosa di aver vendemmiato il vino che in quel momento stanno bevendo.
Comunque sia per vendemmiare si parte al mattino presto, verso le 5, e si arriva alle 12 stremati. Poi tutti a mangiare e a bere. Anche questo è il bello della vendemmia.
Viaggiatrice instancabile, percorro strade lineari e contorte per scoprire nuovi luoghi, incontrare produttori e assaggiare i loro vini, raccontando le loro storie e le mie esperienze in questo mondo.


